“Temperanza e autoregolazione: la sede delle decisioni” di Luca Stanchieri

Temperanza e autoregolazione: la sede delle decisioni

La temperanza ha subito danni a causa del senso comune, tali da stravolgere alcune potenzialità che la rappresentano. L’autoregolazione è la prima fra queste. Solitamente presa come autocontrollo, è un invito esplicito ad autoreprimersi di fronte a probabili eccessi. Ovviamente la banalizzazione per sua natura non approfondisce le parole dense di cui si nutre. Così i termini “eccesso” e “controllo”, ben lungi dall’essere approfonditi, lasciano il campo a quella visione dell’essere umano che mosso dalle proprie pulsioni sarebbe come un cavallo selvaggio da domare grazie alle norme di chi è già ben temperato. Nemmeno con la teologia si era arrivati a una tale preoccupazione per gli slanci interiori. “Sono troppo buono”, “penso troppo” divengono colpe e spiegazioni di malesseri. Il bene è ridotto a una quantità, una sorta di media mediocre per evitare di ingozzarsi e ubriacarsi.
La temperanza, nelle due radici etimologiche greche e latine, indica in realtà una vasta area psicologica. Ben lontana dal comprimere, la temperanza compone e struttura argini e sponde che favoriscano il fluire finalizzato di pensieri e sentimenti. Di conseguenza l’autoregolazione è la fuoriuscita dalla corrente: una sottrazione e una deviazione sulla riva che permette di avere tempo e spazio per pensare. In questa zona, riparata e serena, i pensieri diventano decisioni e scelte, che si tramutano in azioni e strategie.
Fuoriuscire dalla corrente, significa darsi un tempo sospeso in termini di azione dove si possa deliberare valutando emozioni e paradigmi mentali prefabbricati. L’autoregolazione allena l’autocoscienza; ovvero non solo la comprensione del reale ma la comprensione di come comprendiamo. Il nostro essere e il nostro sentire possono essere pensati. Possiamo scoprire chi siamo veramente, i dati che giungono dai nostri sensi, i messaggi che veicolano le nostre emozioni, la policromia dei nostri sentimenti, le architetture delle nostre rappresentazioni mentali. Sospendere la decisione e l’azione per ottenere questa consapevolezza è l’opposto dell’autocontrollo, è slancio ed elevazione. L’autoregolazione diventa il laboratorio che mette a punto il progetto di esistere.
Il primo esercizio che propone è l’ascolto interno. Questa sonda straordinaria nel nostro mondo interiore è capace di illuminarci sul modo stesso con cui pensiamo e sentiamo, sui nostri modelli mentali, sui nostri pregiudizi, su come valutiamo noi, gli altri e la realtà. Se l’autoregolazione è ispirata dalla voglia di vivere pienamente, avvia una conoscenza interiore come parte del prendersi cura di se stessi. Se invece è repressa in nome del fare e del disprezzo verso il proprio mondo interno, produce tre forme di ignoranza: 1. Ignoranza di dove si situa la felicità; 2. Ignoranza del Vero sé; 3. Ignoranza delle nostre potenzialità. Platone chiamava queste forme di ignoranza “il male totale”.
Certamente l’allenamento dell’autoregolazione è impegnativo. Quando i vissuti sono molto intensi, mettersi sulla riva a contemplarli non è affatto facile. Sottrarsi dalla corrente delle emozioni e riparare su una riva capace di vedere il flusso mentale e sentimentale è doppiamente faticoso. La qualità dei vissuti infatti continua a condizionare lo sguardo che li vorrebbe analizzare. Se sono in un momento di gioia, l’atto della riflessione interiore si avvarrà della gioia per dispiegarsi con serenità, ma se sono angosciato e voglio riflettere sulla nota origine di questa angoscia, sentirò tutta la fatica di acquisire un minimo di lucidità.
Ancora una volta i sentimenti primari possono aiutarci. Un sentimento di amore, femminile e materno, dedicato alla vita, ispira uno sguardo tenero, tollerante, empatico che attenua i vissuti più negativi per permettere di analizzarli. “Solo uno sguardo che si muove secondo un’etica di cura dell’oggetto può aspirare a quel conoscere con fedeltà l’essenza dei vissuti.” (Mortari, 2017, p. 127)
E’ questo il principale dono di un’autoregolazione benevola e benefica.

Luca Stanchieri

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