Leadership positiva: il GoodWork Project

Leadership positiva: il GoodWork Project 
http://thegoodproject.org/

La Coaching Positive Leadership come sistema sociale prevede come metriche fondamentali il benessere organizzativo e la soddisfazione del cliente. Ma quali sono gli indicatori del benessere organizzativo?

Gardner, Csikszentmihalyi e Damon nel 1994 hanno dato vita al GoodWork Project. Il progetto dei ricercatori americani aveva come fine l’individuazione delle condizioni che permettono di qualificare il “buon lavoro”. Il termine “buon lavoro” indica la capacità dell’individuo di sviluppare e trasmettere, attraverso il lavoro, idee e valori e come queste influenzano la costruzione della cultura di una società.
I diversi gruppi di ricerca coinvolti hanno intervistato nel corso degli anni oltre 1200 professionisti, con un ampio spettro di caratteristiche demografiche; gli ambiti di attività di queste persone sono molteplici –genetica, teatro, giornalismo, giurisprudenza, arte, imprenditoria, medicina, educazione, filantropia– e diverso è anche il grado di esperienza che ciascuno degli intervistati ha nella propria attività. I primi studi sono stati condotti esclusivamente negli Stati Uniti, sebbene siano stati sviluppati dei progetti di ricerca anche in Europa. (Knoop & Gardner, 2001)
Da queste ricerche sono emerse diverse concezioni del lavoro. Quando l’unico obiettivo è di carattere estrinseco (ritorno economico o di carriera), il lavoro viene considerato un’attività da eseguire letteralmente con un’interpretazione molto ristretta delle proprie responsabilità. E’ una delle concezioni principali e più frequenti. Ma accanto a questa, esiste un’altra concezione. Il lavoro viene visto non solo come un fare, ma come un’opera, ovvero come una realizzazione della propria identità sociale, che possa essere fonte di fierezza. In questa concezione paradigmatica, si cerca di mettere in pratica un “buon lavoro” ma anche lo si richiede agli altri. Dalla ricerca emerge che il buon lavoro viene definito in base a tre condizioni:
1. Eccellenza. Si cerca di fare un lavoro con un alto livello di competenza relativamente agli standard di quell’ambito professionale dato. Tali standard sono naturalmente influenzati dalle scoperte scientifiche e dalle conoscenze che si affermano nelle varie discipline così come dai cambiamenti che avvengono nella società in generale.
2. Etica. Il lavoro viene svolto con un forte senso di responsabilità nei confronti della società nel suo complesso. La dimensione etica è dunque fortemente relazionale e riguarda l’azienda, i colleghi, i clienti e il contesto in cui si inserisce. Concerne la dimensione del bene comune.
3. Coinvolgimento. Un lavoro per essere buono deve essere avvincente. La dimensione riguarda la possibilità di flow, ovvero la possibilità che l’individuo sperimenti un’esperienza ottimale nel ricoprire il proprio ruolo professionale, sebbene saltuariamente esso possa includere dei momenti routinari o eccessivamente stressanti.
La compresenza delle tre dimensioni descritte caratterizza il buon lavoro. Per esempio, un imprenditore può essere in grado di coniugare la responsabilità sociale d’impresa all’interno della visione strategica complessiva dell’impresa stessa, unendo dunque il profitto all’interesse collettivo e traendo soddisfazione dall’affrontare le sfide che tale attività gli pone, ovvero vivendole come un’occasione per mettere in azione le proprie migliori competenze; una persona in grado di praticare in questo modo la propria professione è quello che in questa visione i ricercatori definiscono come “buon lavoratore” (Gardner, Csikszentmihalyi, & Damon, 2001).
A partire da tali coordinate l’analisi del mondo lavorativo è stata sviluppata facendo riferimento alle sfere professionali, ovvero quelle entità culturali che racchiudono, divisi in ruoli specifici e gerarchici, i professionisti in possesso delle conoscenze tecniche ed etiche caratterizzanti un ambito riconosciuto dalla collettività come rispondente ad un suo bisogno. Le sfere professionali sono subsistemi all’interno dei sistemi simbolici che soddisfano dei bisogni della società. Una sfera professionale in grado di sviluppare in modo armonico tali componenti (conoscenze tecniche, etiche, risposte alle domande) è capace di affidare dei ruoli chiaramente definiti, richiedendo un insieme abilità e norme di comportamento in base alle quali valutare i singoli e rispondere in modo adeguato ai cambiamenti imposti dall’esterno (ad esempio dall’avanzamento delle conoscenze tecnico-scientifiche in altre sfere professionali, dal mutare dei valori o dei contesti politico-economici, dal contributo di singoli membri innovatori). In questo caso la sfera professionale si trova in una condizione di allineamento con la società, ovvero il contesto socio-culturale in cui opera. Il contesto (il ruolo del cliente ma non solo) garantisce alla sfera professionale due benefici. In primo luogo le offre un vantaggio competitivo nella lotta per la selezione culturale che quotidianamente ingaggia con le altre sfere professionali che nel loro insieme compongono il sistema simbolico. Per esempio, nei secoli passati la sfera professionale della medicina ha guadagnato un crescente spazio a discapito della sfera religiosa nell’ambito del sistema simbolico della terapia delle malattie. In secondo luogo assicura alla sfera professionale la sopravvivenza futura, poiché una sfera professionale allineata sarà in grado di attrarre un maggiore numero di nuovi praticanti, richiamati dalla possibilità di realizzare le proprie aspirazioni.
Se questo è vero per le sfere professionali, a maggior ragione è vero per quelle aziendali che le compongono. Il “buon lavoro” che soddisfa le esigenze del contesto viene premiato e attrae coloro che sono appassionati di quel lavoro. Questo è ciò che stiamo sperimentando come Scuola di Coaching Umanistico.
Luca Stanchieri

Gardner, H. (2010). GoodWork: Theory and Practice. (H. Gardner, A cura di)http://thegoodproject.org
. Gardner, H., Csikszentmihalyi, M., & Damon, W. (2001). Good Work: When Excellence and Ethics Meet. New York: Basic Books.

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